Grindadráp, caccia alle balene e delfini.

È proseguita senza sosta la tradizionale caccia a balene e delfini nelle Isole Far Oer, con nove diverse spedizioni negli ultimi mesi. Sono immagini crude quelle diffuse da Sea Sheperd Global, dove appaiono cetacei squartati. I volontari di Sea Shepherd  lotta da sempre contro questa cruenta caccia che si ripete ogni estate.  Solo nel 2017 sarebbero stati 1605 i delfini pilota o globicefali uccisi nell'arcipelago tra Scozia ed Islanda: un territorio che ha mantenuto l'autonomia dalla Danimarca e che non è soggetto ai regolamenti dell'Unione Europea sulla pesca.

I branchi di globicefali vengono intercettati dagli abitanti dell'isola che a bordo di piccole imbarcazioni riescono ad indirizzarli nelle acque più basse che si trovano lungo le coste. A questo punto i pescatori, armati di coltelli ed uncini, entrano in acqua ed uccidono senza pietà questi poveri animali con un taglio profondo all'altezza della spina dorsale. In pochi attimi l'acqua del mare si colora di rosso sangue. L'usanza vuole poi che la carne sia distribuita gratuitamente a tutti gli abitanti dell'isola. Questa barbara pratica di pesca si chiama grindadrap e viene praticata fin dal 1500 quando la pesca rappresentava l'unica fonte di sostentamento. Malgrado le condizioni sociali ed economiche siano cambiate radicalmente rendendo superflua questa barbarie, essa mantenuta come tradizione da custodire gelosamente. Varie volte gli attivisti di Sea Shepherd hanno provato ad evitare questo tipo di caccia ed in alcuni casi sono stati anche arrestati dalle autorità locali. Proteste sono arrivate dal governo dell'isola al momento dell'annuncio della pesca di oltre 1700 cetacei messa in atto solo nel 2017: non è andato giù il reportage fotografico diffuso Sea Shepherd.. Secondo il governo i cittadini danesi sarebbero stati dipinti come psicopatici facendo pubblicità negativa all'intera isola.  

«La carne di balena fa parte della nostra dieta. L'uccisione di ogni cetaceo ci dà diverse centinaia di chili di carne e grasso, che altrimenti dovremmo importare dagli altri Stati». 

Da Sea Shepherd non si usano mezzi termini per condannare questo tipo di usanza «È tradizione barbarica, abbiamo visto molte balene ormai trascinate a riva sbattere volontariamente la loro testa contro dei massi: erano impazzite dal dolore».  Alla mattanza partecipano sia adulti che bambini o ragazzini a cui spetta poi mostrare con orgoglio le proprie mani insanguinate. Nelle cacce più recenti, tra giugno e settembre, secondo Sea Shepherd, sarebbero state uccise 436 balene e la stessa tragica fine hanno fatto 198 delfini. 

Ci manca solo cha in qualche parte del mondo si riportino in auge i combattimenti fra gladiatori o si voglia difendere la pratica del cannibalismo, in omaggio ad antiche tradizioni da rispettare ad ogni costo. Basta! 





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