Allarme Granchio Blu

Una specie di granchio vorace ed invasiva sta invadendo il Mediterraneo centrale, alterando l'equilibrio ecologico e danneggiando l'economia legata alla pesca. Si tratta del Portunis Segnis, meglio conosciuto come granchio blu (dal colore blu intenso dell'estremità delle sue zampe), una specie aliena originaria del Mar Rosso che ha iniziato ad invadere le acque del Mediterraneo Centrale. A lanciare l'allarme è stato Giuseppe Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu: preoccupazioni condivise anche dal Sottosegretario di Stato tunisino con delega al mare Abdallah Rabhi. Proprio Tumbiolo è stato ospite a Tunisi dell'Union Tunisienne Agricolture e Pche (Utap) avendo la possibilità di incontrare con  Primo Ministro Youssef Chahed ed il ministro dell'Agricoltura Samir Tajeb. Del problema legato al granchio blu e di altre questioni ambientali e produttive legate al Mediterraneo, si è parlato anche in una serie di incontri con i vertici delle istituzioni governative e scientifiche, rappresentanti dell'industria ittica e dei pescatori.  L'espansione del granchio blu è impressionante: esemplari di questo tipo sono stati pescati fino a 80 metri di profondità con la distruzione delle larve di molluschi e altri crostacei. Non a caso in Tunisia la produzione di gamberoni è andata a picco. Anche le reti dei pescatori sono state seriamente danneggiate. Come se non bastasse la presenza del granchio blu è stata segnalata anche nei mari italiani. Il granchio blu ha una corazza piuttosto grande che può misurare fino a 20 centimetri di larghezza e 10 di lunghezza. Le prime due zampe possono trasformarsi in chele con le quali cattura le prede. Il suo cibo è rappresentato in gran parte da anellissi, bivalvi, avannotti ma non ha grandi problemi a nutrirsi anche di altro trattandosi di un onnivoro.   Da tempo ha iniziato a migrare fino ad arrivare anche da noi, raggiungendo addirittura l'Alto Adriatico: una ricerca del National Institute of Standards and Technology e del College di Charleston l'aveva definita una specie in estinzione sulle coste americane, soprattutto per l'alto inquinamento delle acque.  La prima  presenza in Italia venne registrata nel 1949 al largo di Marina di Grado.

Secondo alcune ipotesi questo granchio sarebbe arrivato dalle nostre parti approfittando del “trasporto” dell'acqua utilizzata per zavorrare le navi, anche se non tutti i ricercatori sono d'accordo visto che si tratta per lo più di specie adulte. Un'altra ipotesi è quella relativa all'introduzione volontaria da parte di qualche commerciante  che dopo averle acquistate le avrebbe poi liberate in mare per superficialità. Il granchio blu ha una notevole resistenza ai cambiamenti di salinità delle acque, si adatta abbastanza bene ad ogni condizioni di variazione termica, questo però non esclude che la sua migrazione sia dipesa proprio da una drastica mutazione climatica e di ecosistema nel suo habitat di provenienza.






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