L'adattamento dei coralli al riscaldamento delle acque

Il riscaldamento globale prosegue nel suo infernale decorso eppure la natura sembra rispondere con una capacità di adattamento per certi versi impressionante. È quello che è stato ad esempio osservato con i coralli in grado di adattarsi ad oceani più caldi di fronte a particolari condizioni. Uno studio americano pubblicato sulla rivista Science Advances è arrivato a questa conclusione studiando i geni di alcune tipologie di corallo di acqua fredda nelle Isole Cook. Questi coralli sembrano avere nella loro genetica delle caratteristiche che li predispongono ad avere una certa tolleranza nei confronti del calore. E questo potrebbe permettere loro di potersi adattare alle temperature in costante aumento delle acque degli oceani. Si tratta comunque di un adattamento che prima o poi rischia di essere vanificato se il ritmo del riscaldamento globale proseguisse su questi ritmi, ecco dunque che diventa comunque urgente ridurre l'emissione di gas serra.  Simulando al computer vari scenari di global warming si è infatti visto che i coralli oggetto dello studio non potrebbero comunque sopravvivere nelle ipotesi di surriscaldamento peggiori. La loro capacità di adattamento sarebbe più lenta dell'aumento delle temperature. Anche perché non bisogna dimenticare come i coralli siano, tra tutti gli organismi marini, quelli più vulnerabili all'aumento di temperatura dell'oceano, come dimostra quanto avvenuto negli ultimi tre anni con le barriere dell'intero pianeta che hanno subito un grave processo di sbiancamento, con elevati tassi di mortalità dovuti proprio all'aumento della temperatura delle acque.  Le capacità adattive dei coralli erano già state studiate qualche anno fa da uno studio pubblicato su Nature Climate Change, a cui aveva presto parte anche l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr).

“I coralli – aveva spiegato Paolo Montagna di Ismar-Cnr - si dividono tra quelli che producono uno scheletro aragonitico, e quelli che lo costruiscono sotto forma di calcite, due diverse fasi mineralogiche del carbonato di calcio. Utilizzando gli isotopi del boro siamo riusciti a quantificare la differenza tra il pH dell’ambiente marino e quello interno dei coralli, scoprendo che i coralli aragonitici, ad esempio del genere Acropora o Porites, hanno meccanismi biologici di autoregolazione che permettono di aumentare il pH interno, proteggendosi in questo modo dai cambiamenti dell’ambiente”. Non tutte le specie però hanno questa fortuna. Le previsioni per i prossimi decenni sono davvero preoccupanti con il pH delle acque che nel 2100 sembra destinato a scendere a 7,7: le conseguenze sugli altri coralli e organismi potrebbero essere catastrofiche, visto che sembra diminuire la capacità del mare di assorbire l'anidride carbonica e contrastare così l'effetto serra. Senza dimenticare i danni provocati da inquinamento e pesca eccessiva che complicano e aggravano ulteriormente il quadro generale. Nonostante questo la difesa dei mari e in generale dell’ambiente non sembra entrare nell’agenda della politica italiana. Io credo che ci sia invece una grande sensibilità e interesse in questi temi in una parte importante della popolazione. Penso ad esempio a tutta l’area del volontariato e dei tantissimi che amano la Natura. Un popolo che cresce ogni giorno e che è sempre più attivo. Facciamo sentire la nostra voce, per il bene di tutti.








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