I relitti del Mar Nero

I resti di una quarantina di navi naufragate tra il IX e il XIX secolo nel Mar Nero sono state rinvenute dai ricercatori del Centro per l'archeologia dell'Università di Southampton che hanno dato vita, insieme ad altre istituzioni scientifiche, al Maritime Archaeology Project. La scoperta di un vero e proprio cimitero di navi nei fondali è stata piuttosto casuale visto che i ricercatori erano partiti con l'idea di mappare antichi paesaggi davanti alle coste della Bulgaria che furono sommersi dall'aumento del livello dei mari circa 12 mila anni fa, nel corso dell'ultima era glaciale. Una scoperta dall'alto valore storico considerando che alcuni dei resti rinvenuti appartengono a modelli di navi che non erano mai stati visti, conosciuti solo attraverso le fonti storiche. Ora invece ci sarà la possibilità di studiarle da vicino. Oltre allo stupore di questi rinvenimenti, i ricercatori hanno constatato l'ottimo stato di conservazione dovuto all'assenza di ossigeno che si verifica sotto i 150 metri: le acque del Mar Nero si dicono per questo anossiche, con temperature vicine allo zero. Questo protegge le strutture in legno dall'attacco dei vari organismi che si trovano in profondità.  Tra i relitti rinvenuti c'è ad esempio una nave romana che ha duemila anni ed è perfettamente conservata. Altrettanto ben mantenuti sono stati trovati relitti di navi con alberi maestri in ottimo stato con stive cariche di anfore, ceramiche e altri oggetti e soprattutto tipi di imbarcazioni mai viste prima. Secondo le prime ricostruzioni, alcune di questi navi possono aver avuto una funzione commerciale lungo le antiche rotte marittime del Mar Nero, probabilmente avevano il compito di rifornire gli empori e le colonie stabilite nel Medioevo da Genova, Venezia e Pisa in modo da controllare i commerci con l'Oriente, sbocco dalla famosa via della Seta, arrivando ai porti di quello che veniva chiamato “Mare Maggiore”. Attraverso una sofisticatissima strumentazione i relitti sono stati fotografati e scannerizzati con l'utilizzo di veicoli sottomarini automatici (Rov), nel caso di specie, in grado di scandagliare fondali fino ad 800 metri di profondità. Le immagini sono state rielaborate tridimensionalmente attraverso alcuni software ad hoc con lo scopo di ricavarne modelli accurati, ottenuti elaborando milioni di punti in cui sono state divise le migliaia di fotografie scattate. Da tutto questo lavoro è stato quindi ottenuto una rappresentazione quanto più attendibile di queste imbarcazioni attraverso la tecnica della sovraimpostazione dei colori.  “Siamo convinti che ci possano raccontare molto della storia navale di diversi imperi”, ha dichiarato professor John Adams, responsabile del progetto. Ora è partito un lunghissimo lavoro destinato a durare degli anni con l'analisi di timoni, alberi, cordame e altri reperti per quello che si annuncia come uno dei più grandi progetti di archeologia marina mai messi in atto prima d'ora. Alcune di questi relitti risalirebbero al V sec. a.C, altre sono del XIX secolo. I ricercatori, per motivi di sicurezza, hanno mantenuto il massimo riserbo sulle aree precise dove sono stati individuati i relitti.




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