I lavoratori marittimi

Fino al 1999 i lavoratori marittimi rientravano nella lista delle professioni usuranti, poi sono stati inspiegabilmente depennati. Ora nelle ultime settimane il sindacato Uslac-Uncdi-Smacd che  annovera 700 comandanti tra capitani, comandanti e direttori di macchina,è tornato a chiedere i benefici pensionistici che spettano ai lavori usuranti. Il sindacato h  “Usclac-Uncdim-Smacd rappresenta i comandanti e i direttori di macchina – ha precisato Tomei - vale a dire le due figure più alte in grado: ma le rivendicazioni che portiamo avanti insieme a Federmanager riguardano tutti i lavoratori che operano a bordo delle navi, dagli ufficiali all’equipaggio: tutti infatti condividono orari disagiati, condizioni di lavoro pesanti, fatica (mentale e fisica), stanchezza e stress».
a chiesto anche il rinnovo del contratto appena disdetto con un fondo pensione, l'assicurazione dei rischi professionali come avviene in molti altri paesi, la possibilità di poter esercitare il diritto di voto all'interno delle navi italiane visto che al momento i marittimi a bordo non possono votare. In più è stata richiesta l'assistenza sanitaria. Claudio Tomei, presidente del sindacato, ha ricordato come in Italia ci siano oltre 30.000 lavoratori marittimi (senza contare il personale della Marina Militare – altri 34.000). Ogni anno 1800 persone avrebbero il diritto di andare in pensione per lavoro usurante, perché avrebbero raggiunto il requisito dei 20 anni di contributi e il superamento dei 63 anni di età. Secondo Tomei il relativo costo di questi pensionamenti oscillerebbe tra i 4,5 ed i 6 milioni all'anno, una cifra non considerata dal sindacato particolarmente esosa. A breve Tomei dovrebbe essere sentito in audizione al Senato. Si tratta di lavoratori che per settimane o per mesi vivono all'interno di una nave che diventa allo stesso tempo luogo di lavoro e di vita collettiva. Il loro tempo libero lo trascorrono inevitabilmente a bordo, lontano da casa e dagli affetti, le condizioni di lavoro possono anche diventare estreme. La battaglia del sindacato, fondato a Genova nel luglio 1967 da alcuni comandanti in pensione della marina mercantile, sembra essere indirizzata non solo al riconoscimento dello status di lavoro usurante ma anche ad ottenere maggiori condizioni di sicurezza della navigazione.

Anche Federmanager ha avuto moto di sottolineare la disparità di trattamento tra le varie categorie di lavori usuranti: viene soltanto reclamato il riconoscimento del diritto al lavoro in condizioni di sicurezza per una categoria di lavoratori spesso chiamati ad affrontare situazioni critiche e di emergenza. La speranza è che venga  rivisto il decreto legislativo 67 del 2011 che aveva confermato l’esclusione dei marittimi dai lavori usuranti. La speranza è che vengano riviste anche le indennità operative dei “marittimi” con le stellette, che alle caratteristiche usuranti del lavoro in mare condivise con la mercantile aggiungono la specificità militare, con tutti i rischi propri di tale speciale condizione. Sono troppi gli anni trascorsi dagli ultimi aggiornamenti delle indennità operative, rinunciando alla valorizzazione della specificità militare nelle sue varie declinazioni. Il risultato è che al personale di categorie di altissima specializzazione come Equipaggi di Volo, Sommergibilisti, Incursori, Palombari, Fucilieri di Marina, Equipaggi delle Navi di superficie, vengono date indennità assolutamente inadeguate rispetto all’impegno e al rischio richiesto.
Se da un lato auguro ai marittimi della mercantile che le loro giuste rivendicazioni possano essere accolte, dall’altro auspicherei che il Ministero della Difesa, scenda dall’Adamello e dalla soglia di Gorizia e invece di concentrarsi ipnoticamente sul Libro Bianco, che aumenta fra l’altro la precarietà del personale di truppa e dei graduati e che elimina ogni contrappeso di controllo all’azione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, si occupi  del personale militare.
Basta perdere tempo sulla ridefinizione della mappa del potere sul complesso militare industriale della Difesa, stravolgendo lo spirito e la lettera della riforma Andreatta, sarebbe ora che il Dicastero si occupasse anche di cose serie.






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